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Immagini 3D dell'aneurisma dell'aorta addominale in diversi colori secondo il rispettivo diametro. (Immagine: Dott. Claude Kauffmann, University of Montreal Hospital Research Centre)
0 Comments Nov 13, 2015 | News Italy

Nuovo metodo per la cura dell'aneurisma dell'aorta utilizzando le moderne tecnologie

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Montreal, Canada: I ricercatori dell'Università di Montreal Hospital Research Centre e del Dipartimento di Radiologia, Radiaoterapia oncologica e Medica nucleare hanno sviluppato un nuovo approccio alla cura dell'aneurisma dell'aorta addominale. Il nuovo metodo dei ricercatori, basandosi su stampe 3D e simulazioni della realtà virtuale, permette di avere nuovi strumenti per la difficile visualizzazione dell'area che necessita il trattamento.

Per 25 anni, il Dott. Gilles Soulez, ricercatore all'università di Montreal Hospital Research Centre e professore del Dipartimento di Radiologia, Radioterapia oncologica e Medica nucleare è stato coinvolto nello sviluppo delle tecnologie delle immagini in campo medico in modo da poter prevenire, operare e monitorare pazienti con un aneurisma dell'aorta addominale. Il problema principale è stato quello di poter propriamente visualizzare l'area da trattare: “Sono stati fatti considerevoli passi avanti nella tecnologia per la diagnostica per immagini, la quale ha migliorato gli interventi chirurgici e ha aiutato a realizzare operazioni sempre meno invasive. Le immagini, però, sono ancora lontane dall'essere perfette” puntualizza il il Dott. Gilles Soulez “Noi vogliamo creare un software che possa massimizzare l'utilizzo delle immagini realizzate con l'attuale ultrasuono, con la diagnostica per immagini e con le risonanze magnetiche per poter infine fornire trattamenti più personalizzati”.

L'aorta è l'arteria più grande, che parte dal cuore e che scorre giù fino all'addome distribuendo sangue a tutto il corpo. Gli aneurismi dell'aorta addominale sono aree ingrandite a forma di un piccolo palloncino, i quali sono causati dall'indebolimento della parete del vaso. La patologia si annovera tra le cause dell'arterosclerosi, tra le quali per esempio sono anche l'ipertensione e il fumo; l'aneurisma dell'aorta addominale è la 13esima causa di morte più comune del Nord America. Questa colpisce principalmente gli uomini. “Se si rompe un aneurisma, le probabilità di morte sono una su due” afferma Soulez.

Al momento, una semplice ecografia o anche una diagnostica per immagini bastano per individuare i pazienti a rischio di rottura dell'aneurisma. L'intervento è consigliato quando questo è maggiore di 5 cm nelle donne e di 5.5 cm negli uomini. Tuttavia, siccome gli interventi non sono completamente esenti dai rischi, i ricercatori puntano al miglioramento dello screening per poter fornire il trattamento migliore a quei pazienti che ne hanno veramente bisogno.

Per evitare la rottura di quel piccolo palloncino che forma l'aneurisma dell'aorta addominale esistono due metodi: un normale intervento chirurgico che vede la sostituzione della sezione malata o per innesto endovascolare, che vede l'inserimento di un catetere nell'inguine per portare un impianto “stent” attraverso il vaso sanguigno fino all'aneurisma. Questa è l'opzione meno invasiva, ma la morfologia dell'aneurisma in alcuni pazienti non lo permette. Utilizzando la diagnostica per immagini, la ricerca di Soulez fornice un modello 3D di tutti i componenti dell'aneurisma, luce, trombo o coagulo, parete e calcificazione inclusi. “La griglia è usata per stabilire la crescita dei profili dell'aneurisma. Ora stiamo lavorando per realizzare delle simulazioni per poter predire meglio il rischio di rottura, aggiungendo ai pixel della griglia proprietà biomeccaniche come l'elasticità del tessuto e la connettività”.

Secondo Soulez, le simulazioni serviranno anche nella sala operatoria. Attualmente, gli interventi sono realizzati utilizzando immagini statiche prese dallo scanner prima dell'operazione. L'intervento stesso è realizzato sotto fluoroscopia, iniettando tintura nel vaso da trattare. “L'immagine prodotta dai raggi X mostra la tintura nei vasi e lo stent inserito, ma non la parete. Questo metodo richiede tanta tintura, che può diventare anche tossica se somministrata in quantità eccessiva” ha spiegato il radiologo.

Con questo nuovo metodo, il laboratorio di Soulez ha potuto combinare tutte le informazioni raccolte. “Noi sovrapponiamo le immagini e questo ci permette di visualizzare l'area da trattare. Ma in realtà, gli strumenti che introduciamo durante l'operazione deformano gli organi. Stiamo testando all'Università di Montreal Hospital Research Centre e ora anche in Halifax un nuovo metodo che sfrutti un computer, di modo che questo riconosca automaticamente gli strumenti introdotti e corregga le deformità che ne possano derivare. Speriamo che il modello di queste operazioni simulate possa migliorare la precisione dell'intera procedura”.

La ricerca di Soulez ha anche come obiettivo quello d'assicurarsi che lo stent introdotto stia bene e che non subisca delle perdite, visto che una perdita potrebbe causare la rottura dell'aneurisma. Per questo, in seguito all'operazione d'innesto dello stent, i pazienti devono sottoporsi ad esami di diagnostica ogni anno. Una nuova tecnologia basata sugli ultrasuoni, chiamata elastogragia, che è stata sviluppata in collaborazione col Dott. Guy Cloutier, anche lui dell'Università di Montreal Hospital Research Centre, ha le potenzialità per poter identificare sia le perdite che valutare lo stato di guarigione dell'aneurisma. In più, Soulez e la sua squadra stanno realizzando dei nuovi biomateriali, come gli stents bioattivi e un gel da iniettare attorno all'impianto per prevenire o fermare le perdite, in modo da poter migliorare l'operazione endovascolare nel futuro.
 

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